Siamo nel 2016 e ci sono “territori” del mondo nei quali  la digitalizzazione ha veramente risolto molti problemi di carattere burocratico per i cittadini e gli imprenditori.

Ambienti iper sviluppati di questo tipo si trovano nelle aree più all’avanguardia del mondo -come parti degli USA (la Silicon Valley ma non solo, il Massachusetts per esempio -ha un alto tasso di innovazione che avvantaggia sia i cittadini che le imprese e li spinge a scegliere il territorio per sviluppare aziende innovative o semplicemente per vivere in maniera moderna ed efficiente) o della Gran Bretagna ( Londra)- ma sono presenti anche in aree del mondo meno sviluppate (per una serie di ragioni storiche, economiche, sociali) che grazie al digitale hanno ridotto il gap con i paesi più ricchi a costi possibili.

Tra queste aree possiamo citare -non essendo troppo originali- l’Estonia.

È vero, la nazione è meno popolata della Sicilia, ha circa 1.500.000 di abitanti.

Meno di Roma, dunque la sua digitalizzazione non richiede la complessità che richiede la digitalizzazione di un paese come l’Italia.

Ma accanto all’Estonia possiamo citare l’Inghilterra, la Lettonia, il Belgio, la Germania e tante altre nazioni, in Europa, e non solo.

blogdieconomia_127a80b23a262240675b398304b42979-640x357Però In questi giorni abbiamo avuto una bella notizia: Diego Piacentini Commissario per il Digitale in Italia da Agosto 2016, è una notizia meravigliosa per il sistema paese.

Bene allora, ora la squadra -a livello nazionale- sembra essere quasi completa.

  1. A dirigere l’Agenzia Digitale è Antonio Samaritani
  2. Paolo Barberis è il consigliere all’Innovazione del Presidente del Consiglio
  3. Stefano Quintarelli (deputato di scelta civica esperto di rete, digitale ed innovazione)
  4. Ci sono altre figure tra sottosegretari ed altri funzionari che si occupano dell’argomento
  5. Riccardo Luna (Digital Champion) era a capo dei Digital Champions (che non si capisce su quale base venivano scelti) dico era perché, dopo un anno ha deciso di chiudere l’esperienza al convegno alla Reggia di Venaria (qui stavo per linkare il post che avevo letto e dove spiega il perché della scelta ed il futuro dei Digital Champions) ma ho trovato questa pagina (no comment) quindi linko la cache del post  nel quale si spiegava cosa sarebbe dovuto succedere ai digital champions; Nota per il lettore: con felicità oggi, 25/02/2016 mi accorgo che il sito digitalchampions.it è stato ripristinato, e prendendone nota, vi informo. Sicuro di non essere stato la “causa” della riapertura del sito, spero almeno di avere contribuito a dare visibilità alla cosa, seppur in piccola parte!

screenshot della homepage digitalchampions.it 20/02/2016 ore 20:00

La squadra sicuramente di grandissimo valore dovrà fare comunque i conti con alcuni dati incontrovertibili, come per esempio questi:

The Digital Economy and Society Index (DESI)
The Digital Economy and Society Index (DESI)

L’Europa misura l’Indice di digitalizzazione delle diverse nazioni -come potete vedere nell’immagine sopra- e l’Italia, non è in ottima posizione.

E, non lo è neanche nel Global information and Communication Technology Report 2015, nel quale dell’Italia Si dice:

L’Italia sale di tre punti e raggiunge la 55 ° posizione dell’indice nel 2015. Il quadro politico e normativo del paese rimane tuttavia il suo punto debole (102 °), con un sistema giudiziario molto inefficiente (142 °), che richiede, in media, più di un migliaio di giorni per far rispettare un contratto (131 °). L’innovazione in Italia è anche ostacolata dalla scarsa disponibilità di capitale di rischio (127 °), risultato della carenza di capitali privati ​​per gli investimenti. Il sostegno degli investimenti pubblici nel settore delle tecnologie avanzate è assai carente (129 °) ed il paese è penalizzato da un altissimo livello di tassazione (131°). Le prestazioni in Italia in termini di competenze (37°) e accessibilità (36°) sono simili a quella di altri paesi ad alto reddito. il business usage (60) è inferiore a quello della maggior parte delle economie avanzate, e solo il 35 per cento della forza lavoro è impiegata in lavori ad alta intensità di conoscenza. Il governo ha fatto enormi miglioramenti nella fornitura di servizi on-line (23°) consentendo la partecipazione elettronica dei cittadini(19). IL paese è ancora in grado, tuttavia, di promuovere in maniera adeguata le TIC (139°). L’agenzia governativa formata nel 2012 per attuare l’agenda digitale nazionale non è riuscita a mantenere le sue promesse.Il ritardo del paese è notevole quando si tratta di tecnologie di accesso di nuova generazione (NGA) banda ultra larga.La nuova strategia del governo, approvata a marzo 2015, mira a colmare questa lacuna attraverso 6 miliardi di euro di investimenti pubblici e una pari quantità di fondi privati.

Non siamo proprio messi benissimo, dunque.

Ma, visti i benefici  che la digitalizzazione può portare ai cittadini, alle imprese ed alle pubbliche amministrazioni, prendere esempio e copiare le best practis di regioni migliori, non sarebbe per niente una brutta idea.

Non è sbagliato in se copiare qualcuno che sa fare bene una cosa.

Negli ultimi anni i nostri Governi sembrano avere capito quanto è importante la cosa e prima Brunetta, poi  Monti, poi Letta e, soprattutto Renzi, hanno scommesso fosse la volta buona.

Ora, il fatto che al governo ci sia un premier confident con le tecnologie ed il digitale e consapevole dei vantaggi che questa rivoluzione potrebbe portare -a se stesso oltre che al paese- mi ha fatto ben sperare.

renzi digitale 1 (FILEottimizzato)
Gli ostacoli sono enormi, sia chiaro, e i problemi da superare – i muri di gomma da buttare giù e l’ostinata contrarietà di alcuni burocrati che fanno della mancanza di semplicità organizzativa e normativa della PA la loro forza- rendono il percorso in salita, almeno all’inizio.

Ma se dessimo retta unicamente all’indice di digitalizzazione ufficiale dell’Unione Europea, dovremmo augurare in bocca al lupo al team guidato da Diego Piacentini e – vista l’esperienza deludente di uomini di assoluto successo in campi differenti dal suo -uno su tutti la spending Review, Cottarelli e i consulenti/commissari che si sono susseguiti- verrebbe da chiedersi:

Chi diamine glie lo ha fatto fare di decidere di dedicare -a qualcosa di quasi sicuramente irrealizzabile- tre anni della sua vita?

Se invece si sposta un po’ la prospettiva e si guarda la cosa da un punto di vista differente, si la cosa si può cominciare a capire. la ricerca dal titolo Digital Planet: Readying for the Rise of the e-Consumer, condotta dall’INSTITUTE FOR BUSINESS IN THE GLOBAL CONTEXT, Fletcher School of Business, Università di Medford, Massachusetts, infatti ci permette di vedere lo stato delle cose e di poterlo immaginare nel futuro prossimo basando la nostra posizione sul grafico in relazione alle azioni concrete che il paese riuscirà a mettere in campo

 evolution within digital ecosystem
In questo report mi limiterò a farvi notare come con una politica seria e strategicamente coordinata- sebbene i dati siano dati e quindi il dato riguardante la digitalizzazione dell’Italia ad oggi è quello che è-  l’Italia potrebbe passare dalla porzione del grafico definita da Watch out a  quella definita Stand out (che è il massimo possibile nella scala), per maggiori informazioni sullo studio potete cliccare qui e leggere il report

Il grafico -infatti- mostra la percentuale di digitalizzazione raggiunta: Paesi a bassa digitalizzazione VS paesi ad alta evoluzione digitale nell’asse delle x , mentre nell’asse delle y mostra velocità di crescita/decrescita digitale delle nazioni stesse.

Dunque -in pratica- noi possiamo crescere ancora molto in termini di competenze digitali (si spera!) e, se continuiamo a farlo procedendo più speditamente (anche con la velocità con la quale lo stiamo facendo non andrebbe malaccio!), potremmo trarre -veramente- dei vantaggi concreti.

Raggiungere l’obiettivo è sicuramente una sfida difficile ma i risultati che si potrebbero ottenere in termini di efficienza per cittadini ed imprese -come abbattimento della burocrazia e della corruzione e quindi crescita del paese- sono così importanti e strategici per la stessa esistenza dell’Italia che dovrebbero essere la priorità numero uno, qualsiasi sia il Premier.

In questo sito ho parlato in maniera non proprio positiva di quel che è successo ad Alessandra Poggiani da quando è stata messa, non senza la italica dose di polemiche ( in quanto non laureata se non ricordo male), a capo della Agenzia Digitale e delle resistenze che sia lei che tutto il gruppo che guidava, non sono riusciti a eliminare.

E, certo, non è stato gratificante per noi che di digitale viviamo che la stessa lasciasse il ruolo con un chiaro mancato successo e andasse a candidarsi in posizione “sicura” in un consiglio regionale andando a fare il politico di professione, ma stiamo divagando, torniamo al punto.

E, considerando quanto sembra tenerci l’attuale Premier:

renzi digitale 2 (FILEottimizzato)

non possiamo certo essere noi a tirarci indietro

Allora, cercando di farla il più semplice possibile, adiamo un’attimo a vedere la normativa

Il (CAD) Codice dell’ Amministrazione Digitale

Le numerose disposizioni in materia di attività digitale delle pubbliche amministrazioni sono state raccolte e riordinate in un unico atto normativo, il Codice dell’amministrazione digitale (CAD), con l’ obiettivo di predisporre un quadro normativo adeguato a promuovere e disciplinare la diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione non solo nell’ambito dell’attività interna delle pubbliche amministrazioni, ma anche nei rapporti con i cittadini e con le imprese, realizzando una progressiva riduzione dei costi e, contestualmente, un incremento della efficienza e della trasparenza. Il Codice afferma innanzitutto il principio secondo cui le pubbliche amministrazioni centrali e locali sono tenute ad organizzarsi, rideterminando le proprie strutture e procedimenti secondo le nuove tecnologie della comunicazione, per assicurare «la disponibilità, la gestione, l’accesso, la trasmissione, la conservazione e la fruibilità dell’informazione in modalità digitale». Il Codice richiama il principio di autonomia organizzativa delle amministrazioni regionali e locali nel settore, tenuto conto tuttavia che il «coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale» ricade nella competenza legislativa esclusiva dello Stato ... Per quanto riguarda le modalità di comunicazione tra Pubblica Amministrazione e cittadini, il Codice pone in capo ai cittadini e alle imprese il diritto di richiedere e di ottenere l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei rapporti con le pubbliche amministrazioni e con i gestori di pubblici servizi entro i limiti posti dal Codice, per l’invio di atti e documenti e per l’effettuazione dei pagamenti ad esse spettanti. Tale diritto è ribadito con particolare riferimento alla partecipazione al procedimento amministrativo (comunicazioni relative all’avvio del procedimento e alle varie fasi di esso) e al diritto di accesso ai documenti amministrativi, nel rispetto dei diritti sanciti dalla legge 7 agosto 1990, n. 241. A questi «nuovi diritti» tuttavia non sono sempre corrisposti procedure e comportamenti della Pubblica Amministrazione tali da renderli effettivi. Si prevede, inoltre, che le Pubbliche Amministrazioni, nella riorganizzazione mediante le tecnologie dell’informazione e della comunicazione dei servizi da esse Adottato .., devono tenere conto delle reali esigenze dei cittadini e delle imprese e del grado di soddisfazione degli utenti, da valutarsi preventivamente attraverso specifici meccanismi di rilevazione e analisi.

Se si volesse, già oggi esistono molte norme per riformare seriamente la pubblica amministrazione ed obbligare (in senso soft) la Pmi a innovarsi e digitalizzarsi ed il paese potrebbe ottenerne, realmente, ottimi vantaggi.

Bene, ma a livello territoriale come è composta questa struttura organizzativa?

Infatti se quello che si può trovare a livello regionale è di responsabilità diretta delle regioni, le cose si ingarbugliano oltremodo.

L’attento esame dello status quo della pubblica amministrazione e della sua transizione al digitale -al 2015- racconta di luci ed ombre e propone anche delle possibili soluzioni per risolvere problemi strutturali e organizzativi non di poco conto.

Intanto dobbiamo dire che l’Agenzia per il Digitale non ha referenti regionali, ne è strutturata a livello organizzativo territorialmente per quel che attualmente si sa, ma, come da statuto, ha comunque la responsabilità -in quanto agenzia nazionale- di offrire servizi a tutte le pubbliche amministrazioni, sia regionali che comunali oltre che nazionali, e qui le cose sembrano complicarsi non di poco. (Per una più approfondita documentazione in merito, potete consultare questo post di agendadigitale.eu)

L’ultimo lavoro che ho avuto modo di consultare in tema di digitalizzazione della Pa, Pubblica Amministrazione digitale: come farla davvero. Maggio 2015 è, dunque, abbastanza recente.

In merito al caso -per esempio- dell’esistenza delle Agende Regionali :

Dall’analisi emerge che le Agende regionali si somigliano molto; le differenze si misurano perlopiù in termini di risorse disponibili e di capacità attuativa delle iniziative. Il patto di Stabilità e l’incapacità di sfruttare appieno i fondi europei rappresentano i maggiori ostacoli sul cammino. Il problema è tuttavia la compresenza di un’Agenda digitale nazionale e ventuno Agende regionali, frammentazione che può inficiare l’attuazione stessa dei progetti, soprattutto in mancanza di standard e di interoperabilità. Dunque è importante da un lato valorizzare il ruolo che le Regioni possono avere in termini di conoscenza delle specifiche realtà territoriali ma, dall’altro, evitare duplicazioni che rischiano di rallentare i progetti e di sprecare risorse. Molto importante in tal senso potrà essere la definitiva approvazione ed applicazione della nuova lettera r) dell’articolo 117 comma 2 della Costituzione cui si è fatto cenno prima.

Nota: L’accenno alle modifiche alla Costituzione si riferisce ad un problema di governance che il competente Stefano Quintarelli aveva fatto notare essere un problema importante  e, prevedendo nella carta Costituzionale la competenza dello Stato nel coordinamento informatico. Dei dati e anche delle infrastrutture”, cercava di risolverlo. Quindi l’emendamento introdotto nel febbraio 2015 avrebbe dovuto avvantaggiare l’azione politica nella riforma della Pubblica amministrazione.

Un’altro passaggio interessante dello studio sopra citato dice:

In base a tale norma, l’Ufficio Dirigenziale di cui all’articolo 17 del CAD nei Ministeri verrebbe posto alle dirette dipendenze del Ministro allo scopo di progettare, realizzare e coordinare le azioni necessarie a realizzare la transizione alla modalità operativa digitale delle attività interne alle singole amministrazioni, dei rapporti tra amministrazioni e di quelli tra amministrazioni, cittadini e imprese. A tale Ufficio verrebbe preposto un dirigente di prima fascia dotato di adeguate competenze tecnologiche e manageriali, nominato con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente. Fermi restando i compiti già previsti dall’art.17 del CAD, tale Dirigente, sentiti i Dipartimenti in cui si articola la singola amministrazione e sulla base delle Direttive emanate dal Presidente del Consiglio, determina obiettivi, modalità e tempi per la transizione alla modalità operativa digitale e propone al Ministro i necessari adeguamenti delle procedure e degli assetti organizzativi nonché la più efficiente allocazione delle risorse. Ciascun Ministro promuove e monitorizza l’attuazione del piano per l’amministrazione digitale nell’ambito del suo Dicastero riferendone semestralmente al Presidente del Consiglio dei Ministri. Nelle Agenzie statali tale Ufficio è posto alle dirette dipendenze del Direttore; il dirigente ad esso preposto è nominato su proposta del Direttore con decreto del Presidente del Consiglio. In tutte le altre amministrazioni pubbliche l’Ufficio è posto alle dirette dipendenze dell’organo politico. (la sottolineatura è mia e serve a mostrare qualcosa che mi interessa possiate vedere)

Ora se è vero come è vero che questa modifica legislativa è stata recepita nella Legge 124 del 7 Agosto del 2015, Legge che è entrata in vigore il 28/8 2015, dal nome:

Deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche

dovremmo aspettarci che sia stato risolto, almeno parzialmente il conflitto che esisteva tra agende regionali e agenda nazionale, tra differenti competenze in tema di dati e/o infrastrutture ecc..

Eppure questo non sembra essere ancora accaduto, infatti quando ho deciso di intraprendere questa ricerca alle prime difficoltà nel rintracciare il responsabile, politico/istituzionale per l’Agenda Digitale in Sicilia, ho deciso, sfruttando l’immediatezza comunicativa di un canale come Twitter e la presenza costante di Renzi e del suo apparato nel canale, di chiedere a Paolo Barberis (Consigliere per l’innovazione del Presidente del Consiglio ) se potesse aiutarmi ad individuare quella figura, così come si può vedere da questo tweet

tweet a paolo barberis che non ha ottenuto alcuna risposta

Non ricevendo risposta, nessuna risposta, mi attivo io personalmente per capire meglio.

Mi spiego meglio, uno dei documenti alla base delle strategie di innovazione digitale è la Strategia per la crescita digitale 2014-2020 e, almeno per la Sicilia, la cosa più simile che ho potuto trovare è la: Strategia regionale dell’innovazione per la specializzazione intelligente S3, un documento di circa 200 pagine a tratti interessante e  che -a proposito di governance- recita:

In un’ottica di Governance multilivello, la Regione opererà in stretto raccordo con l’Agenzia per l’Italia Digitale, assicurando il coordinamento e il raccordo delle iniziative e di tutte le misure con il livello centrale per garantire l’interoperabilità, la razionalizzazione e l’adozione di piattaforme comuni, così come peraltro stabilito dalla “Strategia nazionale per la crescita digitale 2014-2020”.
Il legislatore regionale, con la l.r. 15 maggio 2013, n. 9, art. 35, consapevole delle esigenze sopramenzionate, ha innovato radicalmente l’organizzazione della struttura dell’amministrazione regionale in materia di servizi informatici, istituendo una nuova struttura di governance denominata “Ufficio per l’attività di coordinamento dei sistemi informativi regionali e l’attività informatica della Regione e delle pubbliche amministrazioni regionali”. Il nuovo modello organizzativo, in sintesi, è articolato in un’unica struttura centrale con competenze esclusive in materia di coordinamento dei sistemi informativi regionali ed in strutture periferiche (aree e servizi) presso ciascun Assessorato Regionale. La suddetta struttura, che rivestirà un ruolo cardine nel più ampio processo di governance dell’intera Strategia regionale per la specializzazione intelligente, dovrà assicurare il raccordo con le strutture amministrative direttamente interessate ratione materiae ai singoli ambiti d’intervento sopra declinati.

L’“Ufficio per l’attività di coordinamento dei sistemi informativi regionali e l’attività informatica della Regione e delle pubbliche amministrazioni regionali” è diretto dal dottor Maurizio Pirillo (interim) e sembra essere ancora in fase di attivazione, anche se è formalmente strutturato e c’è un’organigramma definito che magari svolge anche altre funzioni.

Una cosa sembra essere molto chiara -come si può vedere dall’immagine sottostante- non è molto “comunicativo” visto che le uniche informazioni interessanti che ritiene dovere dare al cittadino, da quando è stato istituito, sono le due chiusure per disinfestazioni nel 2015

homepage ufficio coordinamento sistemi informativi regione sicilia

(se cliccate sulla pagina sarete rimandati alla homepage dell’ufficio)

A quanto si apprende dalla stampa online regionale (in un articolo del 20/02/2016) infatti:

..già nel 2014, l’allora dirigente della struttura Massimo Piccione dichiarava che “l’Ufficio è stato costituito, ma al momento non risulta pienamente operativo” fonte articolo Livesicilia

Ma continuando nella lettura del documento sopra citato, la Strategia regionale dell’innovazione per la specializzazione intelligente S3, nella parte finale si può leggere un timing delle azioni (dei primi, primissimi step) da compiere e degli obiettivi che ci si propone di raggiungere in un determinato periodo di tempo (entro la prima metà del 2015), tra cui:

  • Una piattaforma web aperta dal nome Innovatori PA 
  • Un Osservatorio regionale dell’innovazione che come strumento più ampio (rispetto ad innovatori PA ) a regime dovrebbe permettere a tutti gli Attori del territorio…. 

Cercando di capire cosa si fosse fatto dalla stesura della S3 (metà 2014) e dalla sua approvazione (primi mesi del 2015) da parte degli organi istituzionali (come si può vedere dallo screenshot sopra dell’ufficio che avrebbe dovuto attivarsi per mettere in campo le azioni proposte e promesse nella S3), ho scoperto che:

  • L’Osservatorio regionale dell’innovazione non è ancora stato sviluppato
  • il sito Innovatori PA esiste e ci sono delle persone che hanno utilizzato questo come canale di discussione e continuano ad utilizzarlo, anche se onestamente -e non è assolutamente colpa loro- sembrano pochini gli innovatori nella PA siciliana a guardare quanti sono i partecipanti attivi.

In giro per la rete non ho trovato altro che dati e statistiche veramente preoccupanti, quali, ad esempio:

Il Rapporto sull’Innovazione nell’Italia delle Regioni (RIIR), mostra i risultati ottenuti nell’anno 2012 dall’Italia e dall’EU27 rispetto ai principali obiettivi target dell’Agenda Europea.

Da questi dati risulta che l’Italia è in ritardo per tutti gli obiettivi ad esclusione del digital divide, ed in particolare per l’e-commerce.

Con riferimento alla presenza e all’impiego delle tecnologie dell’informazione nell’ambito delle strutture aziendali, si rileva al 2013 che il 96,39 % delle imprese hanno accesso ad internet e che il 93,17% di queste usufruisce di una connessione in banda larga fissa o mobile.

Quindi bene, anche se per esempio io a casa mia a Sciacca non supero 4 mega a causa di problemi all’infrastruttura (pur pagando per averne 20), vediamo se il piano banda larga -attualmente in corso- li risolverà.

Con riferimento alla nostra Regione, ancora notevole è il gap dai valori medi nazionali degli indicatori base del Digital Agenda Scoreboard, in linea con il trend delle altre Regioni del Mezzogiorno (fig. 22)

distanza da media italia obiettivi adenda digitale regioni sud e sicilia (FILEottimizzato)

Altrettanto negativi sono i dati che si riferiscono al grado di utilizzo della rete come mezzo utile ad ampliare il proprio mercato.

Infatti, solo il 53,65 % delle imprese siciliane dispongono di una web/home page (e non si discute della qualità, in termini di usabilità, dei siti in questione)

e solo il 6,46 % di queste utilizza la rete per vendere i propri prodotti

(riferimento pagina 39 S3 Sicilia)

Questo è il principale problema della Sicilia delle imprese e dei servizi nel 2016

Ugualmente negativo il livello di diffusione di dispositivi portatili e di connessioni mobili tra i dipendenti delle imprese per scopi lavoratovi, livello che si attesta intorno al 40%. (Strumenti che permettono di gestire meglio il lavoro e, in molti casi, se ben utilizzati, fanno aumentare e migliorare le performance dei lavoratori)

Passiamo alla pubblica Amministrazione

In Sicilia il 5,6% di amministrazioni locali con sito web permette a cittadini e imprese di effettuare pagamenti on-line

(una vergogna nel 2016 con tutte le leggi ed i soldi che sono stati investiti)

il 30,3% fa ricorso al monitoraggio dell’utilizzo dei servizi offerti sul sito

 (ovvero il 70% non ha neanche sistemi di base di web analytics)

Mentre il monitoraggio del livello di soddisfazione dell’utente viene effettuato,  solo dal 19% degli stessi enti

(le famose faccine di Brunetta che tutti criticarono (🙂😉😦  ) si ponevano proprio quel problema; io cittadino pago e, se tu non mi offrì un buon servizio, io ti faccio un richiamo, dopo un tot di reclami si comincia ad indagare e se è necessario si rimuove il dirigente.)

Infine, l’area dedicata a risolvere problematiche o reclami è presente nel 34,6% dei siti web delle amministrazioni.

(E vorrei vedere quanto sia efficiente!)

Quasi sfinito dalla totale inerzia delle amministrazioni tutte, Regionali, Provinciali, Comunali, Dei Consorzi e di chi più ne ha più ne metta, nonostante l’Europa destini miliardi di euro per migliorare l’efficienza della PA nei confronti dei cittadini e la competitività del sistema produttivo…

Oggi ho letto queste due righe, pubblicate sul sito livesicilia.it, in un articolo nel quale si parla di trasferimento di dipendenti regionali da un dipartimento ad atri per necessità di risorse:

Altro discorso è invece legato all’ufficio Informatica. La modifica proposta in giunta dal dirigente generale Maurizio Pirillo, che ha ritirato le sue dimissioni di pochi giorni fa (nota personale: spero lo avesse fatto, rassegnare le dimissioni, in considerazione del fatto che l’ufficio, in pratica esisteva solo sulla carta….) e ha ridisegnato la struttura, prevede ad esempio l’addio a una decina di postazioni dirigenziali (da 15 a 4) (nota personale: e la razionalizzazione del personale in Sicilia non ha mai fatto male agli utenti) e alla creazione di quattro macro strutture. In quell’Ufficio avrebbero dovuto trovare posto la bellezza di 97 dipendenti regionali. Oggi sono 85. Intanto, la voce in bilancio prevista per quell’ufficio è tra le poche a crescere. E non di poco: dai 46 ai 75 milioni di euro in un anno tra spesa corrente e investimenti….

Sembrerà banale ma la cosa mi ha fatto un po sperare!

Ci aggiorniamo tra una decina di mesi🙂

@la riproduzione anche di parti del presente lavoro è permessa sotto la licenza Creative Commons, deve essere citata la fonte.

Mi piacerebbe sapere che lo state facendo, potreste inviare una mail con una richiesta🙂

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