Report turismo 2008 provincia di Agrigento: ne parliamo ?

Da quanche giorno potete trovare sul sito della provincia regionale di Agrigento, ma anche  qui, il rapporto turismo 2008.

Sono lieto del fatto che l’amministrazione abbia fatto la scelta di pubblicare in rete -per la prima volta e promettendo che diventerà una prassi-  il rapporto.

Questo è infatti uno strumento necessario sia per i piccoli imprenditori turistici dell’incoming, sia per dare l’opportunità agli operatori più grandi di avere dati aggregati in tempi utili per lo sviluppo delle loro strategie di impresa.

Per chi non avesse tempo di leggere il rapporto per intero ne facciamo qui un’analisi e -per quello che mi è possibile data la mia esperienza nel settore del turismo come dipendente di un’importante tour operator regionale- anche qualche appunto.

Qui esamineremo seppur in breve nello specifico i dati sul flusso turistico della provincia di Agrigento.

Il rapporto inizia con l’auspicio di rendere questa innovazione -quella della pubblicazione on line dei dati sul turismo- una prassi, ne siamo lieti.

Il rapporto continua facendo una sintetica analisi dello stato del turismo in Italia e fornisce  i  dati -fondamantali per qualsiasi comparazione- sui flussi nazionali (anche qualche dato sul turismo internazionale sarebbe servito per comprendere dove i flussi di turisti  stranieri -che in Sicilia più che altrove diminuiscono- decidono di passare le loro vacanze e perché).

Questo paragrafo riguardo al brand italia è secondo me fondamentale per spiegare la filosofia che dovrebbe essere seguita nella gestione delle politiche turistiche a livello di sistema:

Il neo Sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega

al turismo ha esordito alla conferenza italiana per il turismo a Riva

del Garda nel mese di giugno 2008: “L’Italia – molto cercata, non

altrettanto comprata”.

…..

Infatti

la nostra nazione gode ancora dell’immagine del Bel Paese,

leader della cultura mondiale per le sue ricchezze storiche, archeologiche

e paesaggistiche. Una ricerca fatta presso un elevato campione di 529 tour operatorha evidenziato come sia elevatissimo il numero dei potenziali

clienti che chiedono informazioni sulla destinazione nazionale, con

punte superiori al 90% dei turisti statunitensi.

Ma soltanto una piccola

percentuale di coloro che richiedono informazioni acquistano

l’Italia per le proprie vacanze.

Le ragioni di tale deludente risultato dipendono dal fatto che l’Italia

rimane ancora leader in materia di arte, cultura, storia e qualità

della vita, ma risulta carente nella qualità e nel costo dei servizi,

nella capacità di riunificare le filiere turistiche per rendere il prodotto

pienamente fruibile, nella qualità urbana ecc. Il costo dei prodotti

turistici (trasporti, servizi ricettivi ed accessori), a parità della qualità

dei servizi, in Italia è mediamente più elevato delle altre destinazioni

turistiche, sia quelle tradizionali come Francia e Spagna,

che quelle nuove e maggiormente concorrenziali come Croazia e

Russia. Inoltre le destinazioni italiane non riescono a dare valore all’innumerevole

patrimonio storico e naturalistico disponibile.

Solo queste parole ci dovrebbero fare comprendere la chiave per affrontare il problema, ovvero:

la scarsa competizione tra imprese porta a posizioni di potere di aziende che -proprio perchè non spinte al miglioramento della soddisfazione del cliente perchè -praticamente monopoliste-  offrono pochi servizi, scarsi e di bassa qualità.

Ma continuiamo

In una recente classifica del Country Brand Index l’Italia risulta

5° nella classifica generale, ma prima per arte e cultura e seconda

per interesse storico e cucina .

Particolarmente inflessibile

è il giudizio dei turisti sui servizi al turista perlopiù resi dagli

enti pubblici. Il sud e le isole offrono mediamente un livello più basso

delle altre regioni .

Questo è il secondo punto; pure essendo tra le mete più richieste,  l’Italia è cara e offre servizi  pubblici  -specialmente al sud e nelle isole-  mediamente scarsi.

La competizione positiva che si crea tra le imprese private -come si è visto in altri paesi della UE-  porta  gli enti pubblici a doversi adattare e quindi a migliorare le offerte di sistema.

Andiamo nel dettaglio della Sicilia ma ricordandoci: tutti  cercano l’Italia ma  nessuno la compra

In tale contesto il marchio Sicilia ha estremizzato i due opposti

sopra evidenziati. La Sicilia è infatti, fra le regioni italiane, la più desiderata

e conosciuta presso un vasto pubblico come il più grande

contenitore di civiltà che nei secoli si sono sovrapposte lasciando

il più vasto patrimonio archeologico e delle tradizioni. Tuttavia la

qualità dei servizi è fra le più basse e basso è l’indice di fedeltà di

chi raggiunge l’isola, ovvero, la disponibilità a ritornare dopo avere

compiuto il primo viaggio. I clienti rimangono insoddisfatti per la

scarsa attenzione ai turisti, per la carente informazione e la segnaletica

turistica, per la qualità dei servizi di trasporto, mentre sufficiente

è considerata l’ospitalità presso le strutture ricettive.

Da ciò discende una conclusione chiara ed inequivocabile, che

la Sicilia ha bisogno principalmente di una nuova organizzazione

delle proprie filiere turistiche, maggiore attenzione al turista che

deve potere usufruire di un sistema informativo per il turista e di una

politica condivisa fra gli operatori sui prezzi e sulla qualità.

Abbiamo la risposta precisa alla domanda:

Cosa fare per incermentare un turismo consapevole e soddisfarlo nella sua ricerca di arte clutura e natura ?

semplicemente offrire  sevizi all’altezza ed organizzare  ll rapporto qualità prezzo dei prodotti turistici e dei servizi connessi  portandolo ad un livello europeo.

Ma andiamo nel dettaglio.

Nella provincia di Agrigento le città con  importanti flussi turistici sono Sciacca e Agrigento, con due differenze sostanziali:

a Sciacca c’è un numero di presenze complessive inferiore di tre volte rispetto ad Agrigento ma il numero di arrivi è -a Sciacca- di gran lunga più alto.

Questo accade  perchè Sciacca -a differenza della città capoluogo- dispone di strutture grandi e gestite da un tour operator -l’aeroviaggi- che vende i suoi pacchetti a livello nazionale e in alcuni paesi europei (principalmente la Francia) .

Ad Agrigento, invece, ci sono più turisti giornalieri perché, viste le piccole dimensioni degli alberghi e la mancanza assoluta di un’offerta complessiva di posti letto da parte degli albergatori  che possa essere appetibile per le strategie di commercializzazione e di vendita dei t.o internazionali- non c’è una adeguata commercializzazione del prodotto, il che, porta, ad una mancanza di arrivi e presenze e al contrario alla presenza di flussi di passaggio (i classici tour Sicilia organizzati e gestiti in maniera autonoma dai to incoming).

Quindi in teoria a Sciacca dovrebbero essere più stabili i flussi e ci dovrebbe essere una minore perdita di punti percentuali data dalla oforza dell’organizzazione privata con più posti letto, ma non è così.

Sciacca infatti rispetto ad Agrigento ha maggiori perdite -e specialmente nei flussi internazionali- e questo per alcune ragioni, secondo me :

  • La prima ragione  che è sempre più diffusa la ricerca in internet delle informazioni sulle mete turistiche che si vogliono visitare specialmente dagli stranieri abituati ad acquistare le vacanze in internet.
  • la seconda ragione e che -soprattutto a livello internazionale- i competitor e le loro offerte sono più visibili, più pubblicizzate e più vantaggiose, quindi la Sicilia più dell’Italia, e Sciacca in particolar modo perdono flussi di turisti stranieri
  • La terza ragione è infine che a livello internazionale  non bastano più le politiche al ribasso fatte dai grandi operatori nei confronti dei to outcoming, politiche del tipo: ti abbasso il prezzo del pacchetto  e tu spingi nelle vendite in agenzia il mio prodotto guadagnandoci in commissioni (più pacchetti turistici vendi più su ogni singola prenotazione aumenterà la tua percentuale di guadagno) come quelle che ha fatto fino ad oggi, l’aeroviaggi.

La clientela diminuisce i giorni di viaggio ma la qulità dei servizi offerti e l’attrattività dei prodotti e dei  territori  aumentano in maniera tendenzialmente opposta.

Ovvero, io cliente che ha la possibilità di vedere, conoscere, cercare informazione su una meta che sia di mio gradimento non mi faccio più imboccare dalla agenzia di viaggio che mi consiglia il miglior viaggio al miglior prezzo non interessandomi della meta.

altro dato da notare è che:

Aumenta la percentuale dei turisti negli altri  paesi della provincia e, anche se su piccoli numeri, crescono di molto le percentuali.

Caso a parte per Licata dove sono nati complessi alberghieri  di un certo livello e quinid anche li il flusso grazzie alla commercializzazione privata e stato in netta crescita.

Il turismo che ha dimostrato di avere quella giovinezza nel ciclo di vita che è necessaria alla riproposizione di un prodotto turistico appetibile è, di fatto, quello degli stranieri che fanno turismo culturale spesso negli alloggi extra-alberghieri che crescono come numero e  che -pur visitando le mete più conosciute della provincia- cercano posti particolari.

Ecco quale è secondo la maggior parte dei dati disponibili ad oggi  il  modello standard di approccio alla scelta della meta turistica del turista non italiano:

Generalmente va cosi:

  • Cerca una meta su internet
  • cerca le possibilità offerte sia in termini di alloggi che in termini di servizi offerti dal territorio, attenzione verso il visit-Attore (ovvero colui che è protagonista del suo viaggio)
  • riesce facilmente a trovare informazioni sul territorio quali foto, video,commenti delle proprie esperienze e consigli sui luoghi da visitare dati da gente che è già stata nei luoghi che hanno scelto
  • viene invogliato a visitare questi territori prenotando direttamente su internet se si sarà riusciti a creare quell’effetto attrazione  necessario per le scelte di acquisto
  • o andando in agenzia  di vaiggi ma con un’idea, e non a vedere cosa  offono loro, cercando di realizzare il mio obbiettivo.

Particolarmete a cuore delle istituzioni dovrebbe essere quindi la capicità di creare una rete tra i distribuitori di alloggi, una serie di offerte di servizi del territorio (come piste cillabili e cilco turismo, offerte di turismo culturale e museale, di turismo termale e di quello alla scoperta dei prodotti tipici locali come di quelli enologici, ecc.., ecc..)

Una rete che sia visibile sui maggiori motori di ricerca internazionali e che invogli i possibili visitatori a volere conoscere -avendone le possibilità-, le anteprime virtuali di una vacanza reale che se cosniderata importante per lo sviluppo dell’economia della regione e della provincia, doverebbe avere condivisione dalla politica, stimoli dalle istituzioni ed apprezzamento dalle forze produttive.

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