La crescita dell’ E-commerce in tempi di crisi

Sono sempre stato molto netto da questo punto di vista

Ho sempre creduto che qualsiasi settore merceologico, viste le spese non eccessivamente alte, si sarebbe dovuto dotare di E-commerce in tempi di crisistrumenti per la vendita attraverso il canale digitale, ovvero sviluppando un sito di e-commerce.

In Italia specialmente per il rapporto con la distribuzione -anche essa molto indietro sul canale delle vendite on line- l’e-commerce è sempre cresciuto meno che negli altri paesi, sia d’Europa che del mondo.

In questo caso senza alcuna sostanziale differenza tra regioni del nord e del sud perché –anche il Veneto cosi come l’Emilia Romagna– sono abbastanza indietro, paragonati alle medie Europee.

Oggi, in tempi di crisi e di difficoltà per la vendita dei prodotti anche attraverso la vendita mediante canali di distribuzione classici, si cerca di correre al riparo.

Intanto alcuni dati:

Nel 2007 la vendita on line è cresciuta al ritmo del 20%, quest’anno comunque a due cifre.

Certo c’è la crisi, è innegabile, ma  questa -come abbiamo detto più volte- può essere vista come un’opportunità per le medie imprese italiane.

Spiego brevemente perché;

Queste aziende  -e posso portare ad esempio tutte quelle con le quali ho lavorato– negli ultimi 20 anni (a parte casi eccezionali) hanno peccato in due cose :

  • La formazione del personale e infatti passata in secondo piano rispetto all’esperienza sul campo e,  visto che spesso è a carico dell’impresa, se ne è fatto volentieri a meno.

Ma anche quando questa è stata riconosciuta dalle istituzioni come un valore aggiunto, trasformandola in un vantaggio per  le imprese [spesso infatti la formazione almeno al sud può essere finanziata dai fondi europei]  questa non è stata considerata utile dal privato.

  • Altra grande pecca, l’altro grande problema che ha reso meno competitive le nostre imprese è stata la mancata innovazione, di modelli di management (conseguente alla mancata formazione) ma anche degli strumenti di lavoro.

Leggete queste due righe tratte da dailyonline:

«Sin dalla sua iniziale affermazione, in Italia il commercio elettronico è stato dominato dalle imprese dot.com – precisa Roberto Liscia, presidente di Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano -. A crescere sono ancora soprattutto questi operatori, che oggi rappresentano quasi il 50% del mercato. Credo ci sia stato un grave errore di valutazione delle imprese italiane che solo oggi stanno scoprendo le potenzialità del commercio elettronico come canale da affiancare a quelli tradizionali in una logica di multicanalità. Il rischio della cannibalizzazione tra canali è certamente inferiore ai vantaggi provenienti dalla possibilità di raggiungere il consumatore nei vari momenti della sua quotidianità. Il commercio elettronico va pensato in modo integrato. Il consumatore, infatti, a seconda del momento della giornata come pure del luogo in cui si trova, può scegliere canali differenti, ma la possibilità di fidelizzarlo al proprio brand in ognuno di questi momenti è un vantaggio competitivo che nel nostro Paese pochissimi hanno colto fino ad oggi».

I commenti a voi …

Nota: il grassetto è mio, l’articolo da cui ho tratto questo breve accenno è questo

 

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