la coda lunga della nicchia nel mondo marketing dei prodotti alimentari, marketing turistico e identità culturale

A questo punto siamo arrivati al centro di quella che molti considerano “la rivoluzione” per eccellenza.
Un mix tra nuove tecnologie e quella che potremmo genericamente definire globalizzazione ma che è fatta anche dallo sviluppo di una base grandissima di persone che cominciano a consumare “seguendo” il nostro modello, quello occidentale.
Il modello è sbagliato e noi, come occidentali che lo abbiamo inventato, dobbiamo essere i primi a trovare un rimedio che sia sostenibile in tutti i sensi: quello ambientale, quello economico, quello culturale.

E che c’entra il marketing con tutto questo?
ma non è la scienza che crea i famosi bisogni indotti, non necessari ma redditizi per l’industria?

Forse è anche questo, ma vista la crescita di quella che è la classe media globale, di fatto, cambia la concezione di convenienza nella produzione di quelle nicchie che in un mercato globale diventano importanti fattori di produzione, con produzioni limitate ma convenienti economicamente.

Si pensi ad esempio ai prodotti di successo del “made in italy” in America.

Dal Monte Pulciano al Crudo di Parma, al Chianti, al Parmigiano Reggiano tanto per citarne alcuni, prodotti e aziende che, con rigide modalità di produzione certificate e massima attenzione nell’uso delle materie prime hanno, di fatto -e già da tempo- portato valori, cultura, identità e tradizione di un territorio attraverso prodotti che non erano nati -come invece hanno fatto altri- “a tavolino” ma venivano dalla cultura e si sono adattati alla modernità nel massimo e più rigido rispetto della tradizione.

Alcune di queste aziende vitivinicole hanno avuto nel mercato americano -ultimamente- molte difficoltà a causa di controlli sull’uso di una determinata percentuale di diverse uve per la produzione del Chianti – a dimostrazione dell’importanza di questi fattori che non sono sanitari ma di qualità comunicata e percepita dal cliente– che ha fatto rischiare di perdere molto, una grossa fetta di mercato, ai produttori italiani.

L’esempio serviva per dire che anche il marketing oggi vive di identità e che l’Italia è il paese delle mille identità territoriali che per cucina, cultura, prodotti tipici e, naturalmente, arte e storia dovrebbe e potrebbe diventare il primo produttore ed esportatore di tutti quei prodotti di altissima qualità che -da prodotti di nicchia se modernizzando la produzione pur nel massimo rispetto della tradizionepotranno diventare fattori di sviluppo e promozione dei vari territori d’Italia.

Investire nella qualità, nei consorzi di aggregazione e di promozione a livello di sistema -regionale, nazionale ed internazionale- di prodotti ad alto valore aggiunto, è necessario oltre che utile se si vuole tornare a fare parlare dell’Italia per i suoi prodotti stuzzicando, come dire, le idee di questo nuovo immenso gruppo di nicchie, a visitare questo paese per esempio o a comprare prodotti che da questo provengono.

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