L’attrattivià mondiale del brand Sicilia

E si, è proprio il caso di dirlo, il sistema Italia dal punto di vista dell’attrattività che ha nel resto del mondo potrebbe veramente diventare, sul modello di quello che è stato fin dagli anni 70 con le dovute evoluzioni, il modello di sviluppo di sistemi territoriali regionali come quello della Toscana o “distrettuali” come quello che è comunemente cihamato il “distretto della via emilia” che sono tuttoggi “campioni” di italianità nel mondo e di produttività in Italia, con quasi il 50% dei marchi conosciuti a livello internazionale che provengono da quella piccolissima parte d’Italia.
La domanda che, è proprio il caso di dirlo, sorge spontanea è: come mai nessuno in 30/40 ani di sviluppo di questi territori ha provato a capire le dinamiche di questi successi imprenditoriali di sistema provando a riprodurle su scala regionale vista la varietà di produzioni -pensiamo ad esempio all’alimentare italiano che ha in ogni regione delle differernze importanti- o su sacala nazionale facendo un mix di “fiori all’occhiello” del sistema, creando, e questo è il punto, una rete che in maniera moderna segua le innovazioni nei processi produttivi e l’evoluzione delle dinamiche di mercato per non fare trovare il sistema Italia impreparato e isolato nei confronti di una competizione che è diventata sempre più difficile sui prodotti ad alta innovazione tecnogica e semplicemente impossibile sui prodotti a basso contenuto di innovazione.
Questo era il passato, adesso c’è l’Asia. E’ grande, diversa, ma immensamente ricca e potenzialmente il migliore mercato del futuro, e guardacaso, nel paese che fa la parte del leone in questo mercato, la Cina, vive un numero di persone che cresce in maniera vertiginosamente alta, che sognano l’Italia, imparano a parlare l’taliano facendo lezioni di lirica e sognano di visitare le bellezze cultutali e paesaggistiche di questo paese. Mi e soprattutto vi chiedo: è veramente possibile che lo sviluppo commerciale in questo immenso mercato debba essere lasciato solo alle aziende che sono così grandi da potere fare investimenti ingenti e non possa essere agevolato da forti sinegie tra le province, i comuni le banche territoriali e le imprese stesse che consorziandosi andrebbero con una voce sola e dando così la possibilità ai piccoli, che spesso sono solo piccoli ma con prodotti di altissima qualià -e di questo parleremo nella parte dedicata ai casi d’eccellenza- di potere sviluppare strategie di marketing e intenazionalizzazione, magari garzie ad accordi fatti da tante piccole associazioni territoriali aggregate a livelli sempre più alti, con società di marketing e comunicazione che all’interno del sistema diventerebbero accessibili sporattutto a costi contenuti.
Se questa era la critica che conteneva, a dire la verità, anche una cura che si sarebbe potuta somministrare al “malato Italia” nell’arco degli scorsi anni, quale è, secondo voi, una cura attuabile oggi, quali gli strumenti essenziali a questa cura e quali i risultati che si potrebbero ottenere???
Il motto del blog è crediamoci e proponiamo. Aspetto le vostre proposte

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